Franco Paolucci – Vita
Essere e non morire più: nascere, vivere operando, morire fisicamente, scrivere il proprio nome nel rotolo della vita.
Essere e non morire più: nascere, vivere operando, morire fisicamente, scrivere il proprio nome nel rotolo della vita.
Ci sono persone che si sentono offese da quando ho iniziato a vivere la mia vita. Mi chiedo scusa per aver trascurato me stessa; spero di riuscire a perdonarmi.
Anche se si soffre, si lotta, si ride e si piange, io so, che vivere, è la forma più completa e dolce di questa, sia pur breve parentesi che è la vita.
Sicuramente le avversità della vita ti cambiano, ho vissuto una vita in tempesta e sempre con il timone in direzione, sono diventata grande ma stanca.
Il difficile non è incontrare, è conoscere. Il difficile non è entrare, è restare. Il difficile non è desiderare, è volere. Il difficile non è vivere, è ballare.
Se impari a guardare le stelle di giorno, nessuno mai potrà rubare la tua costellazione di sogni.
Non conviene riempire di miele un vaso che sa di aceto, diceva Sofocle. E, forse, dico io, questa saggezza vale anche per tutte quelle relazioni (amicizia, amore, simpatia, etc) che sono partite da binari sbagliati, che sono finite su strade chiuse, che si sono sbriciolate alla prima difficoltà, che si sono rivelate dannose e deleterie per noi o per l’altro, a perfido dispetto della speranza ripostavi, degli occhi lucidi e del cuore palpitante. Non conviene tirarle su, ripararle a tutti i costi, fare immani fatiche per reindirizzarle sulla strada giusta, ostinarsi a credere che possano raggiungere una qualsiasi meta, decorarle di attese e avverbi dubitativi, addolcirle di pazienza e musica. Non conviene, soprattutto se ogni nostro gesto e tentativo è puntualmente ignorato o boicottato dalla controparte. Non conviene inseguire il giorno, non conviene illuminare il cielo della notte, perché ci sono stelle che, con troppa luce, non potremmo vedere. Ci sono stelle che disegnano miti e leggende (un lampione non lo sa fare), stelle che ci ridimensionano nella nostra confortevole piccolezza, consolandoci al contempo del nostro sentirci smarriti sotto un cielo che avremmo voluto dividere e condividere con chi già dormiva, andava, moriva, spariva, non c’era e non c’era mai stato.