Gaetano Lo Presti – Frasi in lingua straniera
I don’t hugs… i am hugs…Io non abbraccio… Io sono l’abbraccio…
I don’t hugs… i am hugs…Io non abbraccio… Io sono l’abbraccio…
Lleva siempre en tu equipaje sonrisas, dulsura, respeto, y lo mas importante amor. Tanto amor, porque e el sentimiento mas lindo que hay.Porta sempre nel tuo bagaglio sorrisi, dolcezza, rispetto e il più importante l’amore. Tanto amore perché è il più bello dei sentimenti.
I really believe in respect for human dignity and education. If the world would start to believe in these values, we woulb be all united to help and understand what it means to their lives.Credo davvero nel rispetto per la dignità umana e nell’educazione. Se il mondo iniziasse e credere in questi valori, noi saremo tutti uniti nell’aiutare e comprendere cosa significhi per le loro vite.
The voice of the heart can only be heard by the ears of the soul. La voce del cuore può essere udita solo dalle orecchie dell’anima.
Si può amare qualcuno dopo un solo giorno cosi come si puo non farlo dopo anni.
A terrorist doesn’t know what terror is because he simply unknows himself.Un terrorista non sa cos’è il terrore unicamente perché sconosce se stesso.
No princípio do fimHà ruídos que não se ouvem mais:- o grito desgarrado de uma locomotiva na madrugada- os apitos dos guardas noturnos quadriculando como um mapa acidade adormecida- os barbeiros que faziam cantar no ar suas tesouras – a matraca dovendedor de cartuchos- a gaitinha do afiador de facastodos esses ruídos que apenas rompiam o silêncio.E hoje o que mais se precisa è de silêncios que interrompam o ruído.Mas que se hà de fazer?Hà muitos – a grande maioria – que jà nasceram no barulho. E nem sabem, nem notam, por que suas mentes são tão atordoadas, seus pensamentos tão confusos. Tanto que, na sua bebedeira auricular, sò conseguem entender as frases repetitivas da música pop. E, se esta nossa “civilização” não arrebentar, acabamos um dia perdendo a fala – para que falar? Para que pensar? -, ficaremos apenas no batuque: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”Al principio della fineCi sono rumori che non si sentono più:- il grido solitario di una locomotiva nell’alba;- i fischietti delle guardie notturne che squadrano come una mappa la città addormentata;- i barbieri che facevano cantare per l’aria le loro forbici;- il tric-trac del venditore di castagne;- lo zufoletto dell’affilatore di coltelli.Tutti quei rumori che appena rompevano il silenzio. E oggi quel di cui più c’è bisogno sono silenzi che interrompano il rumore.Ma che possiamo farci? Molti – la grande maggioranza – sono nati già nel frastuono. E neanche lo sanno, neanche lo notano, tanto le loro menti sono stordite, i loro pensieri confusi. Tanto che, nella loro ubriacatura auricolare, riescono solo a sentire le frasi ripetitive della musica pop. E, se questa nostra “civiltà” non esploderà prima, un giorno finiremo per perdere la favella: perché parlare? Perché pensare? Resteremo soltanto col suono dei tamburi: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”