Giovanni Gaggino – Antichi aforismi
Riconoscere la propria ignoranza, è grandezza.
Riconoscere la propria ignoranza, è grandezza.
Che cosa è piacere?Egli è un risentimento dell’animo, il quale subitamente si muove senza ragione alcuna, pensandosi di godere alcuna gran cosa, et è sempre nemico della virtù, e per questo Cicerone l’introduce né suoi libri a combatter sempre con essa.
Io non so quale sia, o cittadini ateniesi, l’impressione che avete provato nel sentire i miei accusatori. Infatti, per poco anch’io non mi dimenticavo di me stesso, così convincente era il modo in cui parlavano. Eppure di vero, per dirla in breve, non hanno detto proprio nulla. Soprattutto una delle molte menzogne che hanno detto mi ha meravigliato, ossia quando hanno affermato che voi dovevate essere circospetti in modo da non lasciarvi ingannare da me, in quanto sono straordinario nel parlare. E che non provassero vergogna dal momento che io li avrei subito confutati nei fatti, non appena vi sarei apparso essere tutt’altro che straordinario nel parlare, questa mi è sembrata la cosa più vergognosa da parte loro. A meno che non chiamino straordinario nel parlare colui che dice la verità. Infatti, se è questo che intendono, allora potrei ammettere io pure di essere un oratore, ma non come intendono loro. Costoro, dunque, come vi ripeto, hanno detto di vero poco o niente. Invece da me voi udrete tutta quanta la verità.Però, per Zeus, o cittadini ateniesi, voi non ascolterete da me discorsi ornati con belle frasi e con belle parole, come quelli di costoro e neanche ben ordinati. Udrete, invece, cose dette un po’ a caso con le parole che mi capitano. Infatti, sono convinto che sia giusto quanto affermo.E nessuno di voi si attenda altro da me.
Allorquando una cosa riesce bene si dimenticano gli ostacoli superati.
Una donna la quale non abbia avuto, a vent’anni, altra ragione d’essere amata e la bellezza, sarà detestata a quaranta.
Gli eroi nel bene sono più orari di quel che narrin le storie, o pensino e dicano gli uomini.
Buon maestro è già quello che non lega, comprime o snatura l’anima dell’alunno.