Giovanni Govoni – Stati d’Animo
L’infinito è quell’attimo di un’emozione dove il tempo non ha più senso, e sembra non finire mai.
L’infinito è quell’attimo di un’emozione dove il tempo non ha più senso, e sembra non finire mai.
Una preghiera inversa di voglie al contrario, con le richieste sottosopra, le mani giunte dietro alla schiena, il cuore a destra, bisogni superflui, poco esistenziali, spesso, biechi. Offro le spalle come saluto. Non mi genufletto e mi crocifiggo da sola. Espio. Confesso. Non mi assolvo. Mi faccio carne. Pietanza da divorare alla mercè di cannibali incontrati in strada. Ovunque. Rientro in me, monastica, nei chiostri rassicuranti della solitudine strutturale, in ritiro spirituale, sabbatico.
La notte scorsa a mezzanotte mi sentivo immenso ma adesso mi sento come trenta centesimi.
La senti la persona che ama la parola, che crede ancora nel suo potere; la ricerca, la pesa, la intona, la corteggia, la inventa se necessario, la perde e la ritrova, la regala e la conserva, la brama e la ignora, la rincorre e l’aspetta, la tratta come una persona cara, una persona vera.
Le lacrime fanno gli occhi belli. Io ho degli occhi bellissimi!
Io non sono strana, forse sono stanca. Diventando diffidenti si appare spesso freddi e distaccati dal mondo. Le delusioni ci chiudono un po l’anima e per questo a volte rischiamo di apparire insensibili. Io non sono strana, sono solo stanca di esserci sempre anche quando non c’è nessuno per me.
I passi del cuore sono sempre lenti per non affaticare l’anima nella sua infinita fragilità.