Giusva Iannitelli – Destino
Il tempo passa per cambiare o per lasciare le cose immutate. Alla fine la differenza è così sottile.
Il tempo passa per cambiare o per lasciare le cose immutate. Alla fine la differenza è così sottile.
Il tuo destino è come un fiume che corre verso il mare, puoi cercare di deviarlo, di cambiare il suo corso, ma comunque alla fine arriverà al mare.
Ricordo il mio perduto mondo, seguendo foglie dei colori del tramonto, mentre si infrange il silenzio nel rumore dell’acqua, e il destino mi parla di azioni e rinunce, di sogni e di stelle. Tutto era finito, tutto era cominciato, sotto il sole che sembrava sciogliersi sulla terra, mentre gli aeroplani disegnavano svastiche nel cielo.
Non cercare di capire come ero ieri, non fermarti a vedere come sono oggi, prova soltanto a immaginare come sarò domani.
Stremato cerco una alternativa per vivere, ma trovo sempre quell’ostacolo che non mi lascia libero di vivere. Non riesco a dimenticare.
Durante i suoi anni non era riuscito a spiegarsi come, ma dal momento in cui aveva avuto per la prima volta coscienza da bambino, quell’età in cui le domande esplodono nella testa di ognuno, nel guardare la luna non aveva invece fatto alcuna domanda e non si era affatto stupito nell’apprendere che a tenerla sospesa non ci fosse nulla di visibile, ma qualcos’altro che i sensi umani non riuscivano a percepire e che pure la facevano muovere attorno alla terra, in una danza armonica che si ripeteva da milioni di anni. Come se sapesse già che ciò che non si può vedere non è detto che non esista. Ora cominciava a comprendere il perché di quella rivelazione.
Non vi è limite, nessun confine, né tantomeno una fine, in ciò che unisce il destino.