Isabella Santacroce – Abitudine
Non sapevo se piangere o ridere. Speravo solo d’essere presa a botte. Rinchiusa in una clinica psichiatrica.
Non sapevo se piangere o ridere. Speravo solo d’essere presa a botte. Rinchiusa in una clinica psichiatrica.
Mordila la vita, mordila prima che l’abitudine ne uccida il senso.
Per fermare un matto ci vuole una folle. L’abitudine in un rapporto con il tempo stanca.
Esiliata lontano da lei, dolce rassicurante amante della lenta vita che scorre. Fiore da aprire, ma mai con sorpresa, il suo odore addormenta ma non inebria. Se tornasse nei miei giorni, forse mi sentirei a casa, ritroverei il viso a cui regalare un sorriso. Rimpiango un’azione prevedibile, un abbraccio conosciuto sin troppo bene. Il tempo mi allontana da questo stato e lamento la sua mancanza come una vedova che in cuor suo sa bene che il tempo non cura ma squarcia forte la sua ferita immortale.
Un verme, anche se travestito (di sua volontà) da bruco, resterà sempre semplicemente un verme…
L’abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose.
Al festival dell’ovvio regalano i biglietti: ecco spiegata la ressa.