John Ernst Steinbeck – Libri
Dove non ci sono avvenimenti, non ci sono pali a cui appendere la durata. Dal nulla al nulla non vi è tempo di sorta.
Dove non ci sono avvenimenti, non ci sono pali a cui appendere la durata. Dal nulla al nulla non vi è tempo di sorta.
“Adesso, se lo vuoi ancora, sono qui. Tua. Per sempre”.Ed anche se sapevo – e lo avevo appreso duramente e fin troppo bene in quell’estate – che tutto sarebbe potuto cambiare. Anche se “per sempre” era un sacco di tempo, in quell’attimo non importava, perché l’eternità ci apparteneva.”Non hai mai creduto all’amore eterno”, mi ricordò.Era vero. Mi avevano sempre fatto ridere quei classici, tipo Cime Tempestose. Una reazione forse un po’ anormale, come sosteneva Cinzia.”È ancora così”, assentii. “Io non credo nell’amore, credo nel tuo amore…”.
“Perfetto. Adesso puoi occuparti di tutto il resto mentre io ti tengo d’occhio la ragazza.”[…] Vagai con i pensieri, in attesa che il sonno mi trovasse. Quello spazio angusto e caldo mi fece tornare ai primi giorni con Jacob e ricordai di quando lui era il mio sole di riserva, il calore che rendeva vivibile la mia vita vuota. Da un po’ non pensavo a Jake in quei termini, eppure eccolo lì, a riscaldarmi ancora.”
Credendo a tutta questa storia del colpo di fulmine, conservavo la forma della verginità.Una verginità nei gesti, nei sentimenti, nelle parole.Conservavo gelosamente uno scrigno pieno di parole mai pronunciate, gesti mai compiuti, sguardi e sentimenti mai vissuti, mondi mai visitati.Alla donna della mia vita, il giorno che l’avrei incontrata, avrei donato un campo di neve immacolato, intatto, mai calpestato prima, senza nemmeno il segno di una piccola impronta.E sarebbe stato tutto suo, solamente per lei.E io, quel campo innevato, lo proteggevo.
La bellezza non era il tradimento che lui aeva immaginato; era piuttosto una terra inesplorata dove si potevano commettere mille errori fatali, un paradiso selvaggio e indifferente senza nulla che indicasse la presenza del male e del bene.
Si interessava a quel ragazzo perché la faceva sentire nervosa? Non un granché come ragione, si disse. Anzi, una pessima ragione.Ma c’erano anche quelle labbra. Quella labbra scolpite che le facevano tremare le ginocchia per qualcosa di completamente diverso dal nervosismo. E quei capelli neri come la notte… Si sentiva pizzicare le dita per il desiderio di accarezzare quella morbidezza. Quel corpo agile, muscoloso, le gambe lunghe… e quella voce. Era la sua voce che l’aveva convinta il giorno prima, rendendola assolutamente determinata ad averlo. […] Chissà se anche quella voce poteva diventare nera come la notte, e che suono avrebbe avuto nel pronunciare il suo nome, nel sussurrarlo…
Una vita senza causa è una vita senza effetto.