Johnson Nelson – Libri
“Pensava”… chi cazzo sei, Aristotele?
“Pensava”… chi cazzo sei, Aristotele?
“Un momento” intervenne Richard “state scommettendo di essere migliori di un assasino di professione?”Annuimmo entrambi “e se non foste migliori di lui?”Edward lo guardò come se avesse appena detto che il giorno dopo non sarebbe sorto il sole.
Si, a pensarci bene lei il mondo lo voleva vedere. Quella consapevolezza le era cresciuta dentro piano piano […], la consapevolezza che oltre i confini di Longbridge esisteva un intero universo, più in là del capolinea 62, di Birmingham, addirittura dell’Inghilterra. E lei lo voleva vedere, e dividerlo con qualcuno. Voleva che qualcuno la tenesse per mano mentre lei guardava la luna che sorgeva sopra il Taj Mahal. Voleva essere baciata, piano, ma a lungo, sullo sfondo magnifico delle Montagne Rocciose, in Canada. Voleva scalare Ayers Rock all’alba. Voleva qualcuno che le chiedesse di sposarlo mentre il sole al tramonto stendeva le sue dita rosso sangue sui minareti rosa dell’Alhambra.
Scriva tutto ciò che sente. Lo tiri fuori dall’anima, lo metta sulla carta e poi lo butti via. Dice la leggenda che il fiume Piedra è talmente freddo che tutto ciò che vi cade – foglie, insetti, piume – si trasforma in pietra. Chissà se non sarebbe una buona idea buttare nelle sue acque anche la sofferenza.(da “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto”)
La verità non è mai espressa in parole. La verità si intravede all’improvviso, e deriva da un certo tipo di atteggiamento.
Ognuno di noi è un libro unico, con una propria storia, un finale diverso, ma comunque bello da leggere. E se qualcuno si ferma alle prime pagine o non gli piace la storia, non vuol dire che il libro non è bello. Magari semplicemente che non è capace a leggerlo.
Ci sono due modi di leggere i libri: seguire lo svolgimento della storia dalla prima all’ultima pagina per arrivare a conoscere il finale, oppure soffermarsi ad aprire tutte quelle porticine che lo scrittore dissemina lungo il percorso.