Kyra Li Hartmann – Stati d’Animo
Il vissuto ti fa vivere il presente in meglio o in peggio… Dipende solo da te.
Il vissuto ti fa vivere il presente in meglio o in peggio… Dipende solo da te.
La malinconia non è mai “densa”. Dolce, ha la capacità di cullarti… come una madre farebbe con il proprio figlio. Quando va via, lascia sempre il tutto con una carezza… ciò che sentiremo sarà la mancanza della nostalgia stessa…
Adagiamoci qui sulle ginocchia del tempo. Le ore son filastrocche che i giorni recitano, in attesa di una primavera gioiosa che appaghi la nostra ansia di vita.
Oggi in giardino c’è festa, cinguettano gli uccellini, volano qua e là, senza una direzione. Si rincorrono, salgono e poi scendono, allegri chiacchiericci come tumultuosa scolaresca il primo giorno di scuola. Quante cose dell’inverno avranno da raccontarsi, chissà. I primi germogli dei narcisi, i fiori bianchi e rosa del pesco, i primi getti del giglio, fiori selvatici spontanei sconosciuti che timidamente si affacciano miracolo della natura finora sonnecchiante e assente. Poi boom, un esplodere a “nuova vita”. Ammirata penso. Ecco, forse accade così anche agli esseri umani quando, per la troppa sofferenza, subiscono una sorta di trauma. Inconsapevolmente forse si appartano, si chiudono, entrano in un mondo tutto loro fatto di silenzi e di ricordi che pungono. Si sentono abbattuti, quasi sconfitti e restano lì, inermi con l’inverno nel cuore, cadono in un simbolico letargo, esattamente come in inverno la natura: vivi sì, ma dormienti in attesa di qualcosa, di un pungolo, della primavera forse, la primavera come sorta di rinnovamento, di nuova vita, di risveglio, di rinascita, la primavera come stagione di nuovi colori nuovi profumi nuovi sproni. La tanto attesa primavera nel cuore.
Le offese come i singhiozzi cessano con gli spaventi.
Nel confusionale gioco tra dubbi e certezze si dimena chi teme il confronto, soprattutto con se stessi, a favore di una più tranquilla, “indolore” e certa scelta di comodo.
Odio le persone che affrontano il freddo della realtà senza cercare di scaldarlo con il calore di un sogno.