Luciano Meran Donatoni – Verità e Menzogna
L’arte del bugiardo cronico sta nel saper cullarsi una bugia, fino a renderla apparente verità.
L’arte del bugiardo cronico sta nel saper cullarsi una bugia, fino a renderla apparente verità.
Se sai solo parlare degli altri, di quanto pena e schifo facciano. Se sai solo accusarli di essere invidiosi di qualità che nemmeno possiedi. Se sai solo offendere, scrivere cose cattive e volgari. Se sai solo fare la vittima smielata allora posso dirti solo una cosa: “in qualsiasi modo tu possa descrivermi o dipingermi quel” finto “ritratto che mi crei sarà sempre migliore di ciò che tu sei veramente nell’anima”!
Le persone che vivono di bugie, di menzogna nella loro vita avranno solo una parte da recitare, e nella vita degli altri saranno solo una comparsa scadente. Il loro copione fatto di finti sentimenti, finti valori e finti concetti prima o poi cadrà assieme alla loro maschera! Il tempo farà il suo corso e tutto quello che abbiamo donato agli altri ci tornerà indietro. Quindi se ciò che hai regalato è ipocrisia, bugie e cattiveria preparati, perché ti verrà restituito con gli interessi. Non sarò io a farlo, ma la vita stessa!
Chi è vero non si fa mai rimorsi di coscienza.
La verità sta a metà strada tra normalità e follia.
Quando l’intera realtà si trasforma in un labirinto, di volti, di azioni, di nomi, di apparenze, pareti fatte di verità e di non verità, bisogna scegliere attentamente la direzione. Quella sbagliata potrebbe portare alla morte, o ad altro, anche peggiore. Non è colpa di nessuno se esiste, e non esiste per fare del male. È soltanto matematica, ingegno, pretende onestà. Non si capovolge per andare incontro all’inettitudine, all’errore e alla vigliaccheria. Se non si è capaci, si resta fuori. Si comincia sempre a proprio rischio, l’inizio è esplicito, ma poi cominciano le pagine bianche, senza appigli, non ci sono più cartelli. Quelle pagine vuote non si riempiono a proprio piacimento, perché non sono proprio bianche. Non c’è niente, eppure c’è tutto. La superbia di poterle riscrivere a proprio vantaggio, per salvarsi, sarebbe punita severamente. L’incognita appartiene all’unica legge, che controlla tutte le altre, davanti alla quale persino Dio è costretto a fermarsi: non può cambiare infatti quello che non può neanche raggiungere. Una legge non si conquista, non ci si pianta sopra una bandiera e dire per esempio: “questa è la legge di gravità e adesso è di mia proprietà e dei mie figli, ci farò quello che voglio”. Un labirinto è il perfetto e severo modo per fare una distinzione tra chi è valido, preparato, onesto, e chi pretende con la forza di esserlo imponendo alla legge, con la propria autorità, una verità di parte e limitata. Questa oggettività irremovibile è quello che servo, che amo, non mi piego all’impostura di Dio, che si crede superiore ad ogni legge e in diritto di poter uccidere chi vuole per avere, perché, per dirla in termini ippici, punterei sul cavallo sbagliato, soprattutto su quello dopato.
Amo l’ordine perché il disordine mi ruba spazio.