Ludovica Pintus – Figli e bambini
Mi voglio coricare dove sono i tuoi occhi.
Mi voglio coricare dove sono i tuoi occhi.
Dopo sette anni che sono mamma ho solo imparato che domani mio figlio mi insegnerà ancora qualcosa.Mi immagino più vecchia e con le rughe, mio figlio un uomo grande, e saprò un giorno che l’unica cosa che avrò certamente imparato è che essere diventata una mamma è stata la ricchezza più grande del mondo.
La più bella età della vita è quando i figli sono abbastanza grandi da non aver bisogno di una babysitter e non ancora abbastanza grandi da chiedere in prestito la macchina.
La sofferenza ai bambini costituisce uno dei dogmi più traballanti della fede o di tutte le fedi, benché soffrano per colpa dell’uomo, nessuno può spiegare per quanto tempo questo debba influire su bambini innocenti!
Un figlio fannullone avrai se mai lavorare lo farai.
Il respiro di un figlio è come una melodia… ti ci perdi. Saresti disposto a spegnere il mondo, se solo tu potessi. Solo per ascoltarla, per viverla… per respirarla.
Forse per la prima volta guardavo negli occhi quella somiglianza. Sentii di volerle un gran bene. Certo, l’avrei voluta diversa mamma. Appiccicosa e piena di smancerie. Ma m’amava. A modo suo m’amava. Chissà perché cresciamo col terrore, fiato sul collo, di non essere amati mai e mai a sufficienza. Quasi a non meritarlo quell’amore. Perché? Fortemente convinti di esser solo buoni a nulla, sagomati con lo scalpello della cattiveria, fucili pronti a sparar sentenze e menzogne.