Luigi Augusto Belli – Stati d’Animo
È a pelle che si sentono cose a cui le parole non sanno dare nome.
È a pelle che si sentono cose a cui le parole non sanno dare nome.
Non chiedermi come sto, se è solo una domanda di cortesia. Non guardarmi se tanto ti fermi in superficie senza guardare oltre. Non sfiorarmi la pelle se non sei capace di sfiorarmi anche il cuore. La superficialità la vivo ogni giorno ed io ho bisogno di qualcosa di forte, di vero e di profondo che mi scuota l’anima.
Non sono migliore di tanti, ma nemmeno peggiori di molti. Sono soltanto una delle poche persone che “indossano” la semplicità.
A deluderci son più le aspettative che avevamo su certe persone, il fatto che le credessimo più vere, migliori di ciò che in realtà fossero. La colpa è nostra, speriamo di imparare qualcosa. È giunta l’ora, di imparare.
In realtà non era nulla in particolare. Ero solo stanco, avevo bisogno di avere delle certezze, un punto di riferimento fisso, un’ancora a cui aggrapparmi nel momento del bisogno, che mi impedisse di andare alla deriva, come una barca senza timoniere. Ero stanco di essere deluso, di illudermi e di cercare quel qualcosa che sembrava sempre più non esistere realmente. Era così poco quel che mi mancava per realizzare la mia vita, per far si che fosse perfetta, eppure sembrava così immenso, così irraggiungibile e il vuoto che mi lasciava dentro incolmabile. Ma io non mi sarei arreso, no questo mai. La sua ricerca era il motivo della mia esistenza e quando l’avrei trovata niente e nessuno avrebbe potuto separarci.
Non posso cambiare il mondo. Ma posso cambiare il mondo dentro di me.
Uccidi la mia voglia di dare.