Luis Sepúlveda – Sogno
I sogni e i sognatori sono una presenza inestirpabile.
I sogni e i sognatori sono una presenza inestirpabile.
Sogniamo che un altro mondo è possibile e realizzeremo quest’altro mondo possibile.
C’e una discrepanza fra sogno e realtà notevole. Può anche succedere che qualche sogno non si avveri, non è una tragedia, è un dolore. La vera tragedia è quando abbiamo lo stesso amore, la stessa passione, nello stesso medesimo tempo per un sogno e per una realtà che si escludono a vicenda. La tragedia è quando si mischiano e non sappiamo più a cosa dare ragione. La felicità invece è poter abitare queste due stanze separatamente e voler bene sia alla realtà che al sogno insieme e divise.
I semi prenderanno a germogliare nei cuori che possiedono terra e i primi frutti di un cammino doloroso incominceranno ad essere raccolti dall’uomo. Le mani aride diverranno fertili, e colme di doni. Ogni cosa prenderà il suo andare e per chi ha camminato la vita diverrà sogno realizzato. Questo è l’unico dono che la vita può offrire a chi ha reso sacro il suo essere vivo.
Il sogno é una seconda vita. Non ho mai varcato senza tremare le porte d’avorio o di corno che ci separano dal mondo invisibile.
A volte la felicità è una benedizione, ma generalmente è una conquista. L’istante magico del giorno ci aiuta a cambiare, ci spinge ad andare in cerca dei nostri sogni.
Il proposito che lo guidava non era impossibile, anche se soprannaturale. Voleva sognare un uomo: voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realtà…Comprese che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui si compongono i sogni è il più arduo che possa assumere un uomo, anche se penetri tutti gli enigmi dell’ordine superiore e dell’inferiore: molto più arduo che tessere una corda di sabbia o monetare il vento senza volto…Sognò un uomo intero, un giovane, che però non si levava, né parlava, né poteva aprire gli occhi. Per notti e notti continuò a sognarlo addormentato…Nelle cosmogonie gnostiche, i demiurgi impastano un rosso Adamo che non riesce ad alzarsi in piedi; così inabile, rozzo ed elementare come quest’Adamo di polvere, era l’Adamo di sogno che le notti del mago avevano fabbricato…Nel sonno dell’uomo che lo sognava, il sognato si svegliò. […]Prima (perché non sapesse mai che era un fantasma, perché si credesse un uomo come gli altri) gl’infuse l’oblivio totale dei suoi anni di apprendistato…Non essere un uomo, essere la proiezione del sogno di un altr’uomo: che umiliazione incomparabile, che vertigine!.Andò incontro ai gironi di fuoco: che non morsero la sua carne, che lo accarezzarono e inondarono senza calore e senza combustione…Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una parvenza, che un altro stava sognandolo…