Maikol Di Stefano – Comportamento
Se c’era una cosa che non sopportavo nella mia vita erano i pregiudizi; tenersi attaccato addosso un’etichetta non è un segno di riconoscimento, ma di sottomissione.
Se c’era una cosa che non sopportavo nella mia vita erano i pregiudizi; tenersi attaccato addosso un’etichetta non è un segno di riconoscimento, ma di sottomissione.
La parola a tutti i costi è presunzione. Se non si ha niente da dire…
Non serve peccare di vittimismo per raccogliere qualche consenso. Io preferisco rimboccarmi le maniche capire dove sbaglio o dove ho sbagliato e provare a migliorarmi. Implorare e strisciare è cosa da perdenti, da vigliacchi. Qualcosa che appartiene a chi non ha il coraggio di ammettere i propri limiti e le proprie colpe. Io preferisco combattere e ridurle. Superare i miei limiti per essere migliore.
L’imbonitore agli altri promette i miracoli e lui va dal dottore.
L’uomo moderno è come il macchinista che spala furiosamente carbone nella caldaia, senza mai sporgere…
Non è vero che chi è cattivo, maligno, bugiardo e arrogante dietro ad un pc; lo fa solo per divertirsi, crearsi un suo personaggio e giocare. Chi gioca, agisce con cattiveria mentendo lo fa perché è il suo modo di vivere e di rapportarsi con gli altri. Chi lo è nel virtuale lo è anche nel reale.
La mia insicurezza la devo a un trauma infantile: un giorno mia zia mi strappò il ciuccio e lo gettò dalla finestra. Una violenza inaudita su un bambino di soli dodici anni.