Marco Cirino – Stati d’Animo
Mi sono rotto di guardarmi le spalle da un passato che potrebbe ritornare.
Mi sono rotto di guardarmi le spalle da un passato che potrebbe ritornare.
Siamo il riflesso di ciò che ci manca.
Scrivere è come amare?No!L’amore soddisfa…se corrisposto,scrivere no…a volte penso sia solo un inutile passatempo…una pura illusione…Scrivereè insoddisfazione…è mancanza di qualcosa…Posso scrivere che ti amo…ma non sarà mai come dirtelo e ricevere un tuo sorriso…scrivere è una tremenda illusione…questo è quello che penso…eppure continuo a scrivere…perché?…
La libertà non è un luogo ma è ogni luogo, non ha confini ma è l’infinito. La libertà è un bene soggettivo, prezioso, e bisogna viverlo solo con chi come te ama la libertà.
La pazienza è l’attesa interminabile ed insostenibile che non ha pazienza.
ll mio interiore io lo coltivo ogni giorno con amore, e come un bel giardino all’inizio della Primavera. È ancora tutto incolto, ma prorompente, ma ecco che ai primi rami fioriscono le gemme di una nuova vita e sento dentro di me che è arrivata la primavera. Possiedo la Speranza, di rivedere fiorito ciò che mi si mostrava e credevo sepolto. Il sole più caldo, tinteggia l’angolo insistentemente ghiacciato. E tutto molto bello… sarà vero? O forse ho solo sognato che fosse Primavera?
Molti, tutti, mi chiedono perché quando ascolto la musica alzo il volume al massimo. Pensare tutto il giorno, e tutta la notte, senza poter far null’altro che vivere col rimorso dei miei errori lasciati indietro come simbolo di resa, sentire a stento la voce di chi mi parla, perché quella del mio dolore grida, è straziante. E allora, reprimendo le lacrime, alzo al massimo il volume delle canzoni, alla ricerca di qualcosa che possa avere una voce più forte di quella dei miei pensieri. E che possa farmi sentire qualcosa di più, che questo macabro mondo che crolla, e che vorrebbe trascinarmi con se. Non basta più la bandiera bianca, per salvarsi dalla guerra: Ormai, una volta prese le armi, siamo noi stessi il proiettile scagliato, e spesso, la maggior parte delle volte, dall’altro lato del campo minato, i nemici che muoiono sotto i nostri colpi di cannone, siamo sempre noi.