Marco Giannetti – Dillo in quattro parole
Sceverati di tristezze superflue.
Sceverati di tristezze superflue.
Io e te, poveri angeli costretti a vivere il gaudio dell’amore percorrendo la strada del dolore, dello strazio, della sofferenza, a bagnare dolci sorrisi con lacrime amare… tu che mi incanti il tempo e fai tesoro delle briciole che ti do…
Se non sai, taci.
io sono come sono!
Ci si può abbandonare all’impeto, alla forza delle onde… esse portano con sé ciò che si rimette alla loro voluttà, non si curano dell’esito del viaggi, ma c’è chi sa giovarsi anche della forza del vento.
Quello che passa davanti agli occhi non sempre attraversa anche il cuore.
Ritengo che la vita sia meno misteriosa di quanto lo siamo noi nel porgerci al prossimo.