Michele Gentile – Stati d’Animo
La sensibilità è dittatura dell’anima.
La sensibilità è dittatura dell’anima.
L’unica persona che guarderò sempre negli occhi e mi fa paura, è lo sguardo vuoto che vedo nello specchio tutti i giorni. Ieri. Oggi e domani. Saranno quegli occhi l’unica cosa che mi dirà: stai vivendo.
Barcollerò sempre, ma non mollerò mai! Inciamperò, ma con tutta la mia volontà, “mi rialzerò”. Lo faccio sempre. Lo faccio per i miei figli, per chi amo, e per chi mi ama. Non mollerò mai! Terrò sempre alta e accesa quella luce di nome “speranza”. Perché posso, perché voglio, perché devo.
Il condizionale è il modo verbale dei sognatori, il congiuntivo dei nostalgici. Non lasciamoli morire annegati nell’imperfetto.
Non guardo dentro di me per capire perché girino certe ruote; sento che farlo sarebbe pericoloso.
La tristezza mi ha preso – perché? Neppure la musica oggi mi consola – è già notte tarda, e non ho voglia di dormire; non so cosa mi manca – e ho già più di vent’anni.
Almeno avrò tentato, schiumato amore da zanne logore di rabbia, cercato sino alla fine quell’Uomo perduto da bambino.