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Mitologia greca – Libri

Te io cerco, che l’aurea venere ha promesso al mio letto, te ho desiderato ancor prima di conoscerti. Ho visto il tuo volto con la mente prima che con lo sguardo, la fama fu prima messaggera del tuo volto. E tuttavia non c’è da stupirsi se, come deve accadere, colpito a distanza dalla frecce scagliate dall’arco, io mi sono innamorato.

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    Sulla tuta di Kane era comparsa una macchia rossa. Si ampliò rapidamente, divenendo una larga chiazza irregolare di sangue che quasi gli copriva la parte inferiore del petto. Seguì il rumore del tessuto che si strappava, sgradevole e intimo nella stanza affollata. La camicia si aprì come la buccia di un melone, si fece indietro su tutti e due i lati, mentre una piccola testa delle dimensioni di un pugno umano si spingeva all’esterno. Si contorceva e si dimenava come un serpente. Il piccolo cranio era quasi tutto denti, affilati e macchiati di sangue. La pelle era di un pallido colore malsano, scurito adesso da una bava cremisi. Le narici dell’equipaggio furono raggiunte da un odore fetido e indecente.Oltre a quelli di Kane, ci furono altri urli, grida di panico e orrore, mentre le persone si ritiravano istintivamente indietro. Il gatto li precedette in quella ritirata spontanea.Il cranio dentato si faceva convulsamente strada verso l’esterno. All’improvviso sembrò compiere uno scatto. La testa e il collo erano attaccati a un corpo tozzo coperto dalla stessa pelle bianca.

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    Non appena l’idea dei Diluvio si fu chetata, una lepre si fermò nei trifogli e fra le campanelle mobili, e disse la sua preghiera all’arcobaleno, attraverso la tela del ragno.Oh! Le pietre preziose che si celavano – i fiori che guardavano già.Nella via principale, sporca, si eressero le mostre delle botteghe, e vennero tratte le barche verso il mare, digradante, lassù, come nelle stampe.Il sangue scorse, in casa di Barbablù, nei macelli, nei circhi, ave il suggello di Dio illividì le finestre. Il sangue e il latte scorsero.I castori edificarono. I masagrans fumigarono nei caffè.Nella grande casa di vetri, ancora grondante, i fanciulli in gramaglie guardarono le meravigliose immagini.Una porta sbattè; e sulla piazza dei villaggio, il fanciullo girò le braccia, compreso delle banderuole e dei galli dei campanili d’ogni luogo, sotto lo splendido acquazzone.La signora ** collocò un pianoforte nelle Alpi. La messa e le prime comunioni furono celebrate ai centomila altari della cattedrale.Le carovane partirono. E lo Splendide-Hôtel fu costruito nel caos di ghiacci e di notte del polo.Da allora la Luna udì gli sciacalli piagnucolanti nei deserti di timo – e le egloghe in zoccoli brontolanti nel frutteto. Poi, nel bosco violetto, germogliante, Eucari mi disse che era primavera.Pullula, stagno; o schiuma, scorri sul ponte e passa al disopra dei boschi; drappi neri e organi, lampi e tuono, salite e rotolate; acque e tristezze, salite e risollevate i diluvi.Poiché da quando si dissiparono – oh, le pietre preziose che ci sotterrano, e i fiori aperti! – è, una gran noia! E la Regina, la Strega che accende la sua bragia nel vaso di terra, non vorrà mai raccontarci quello che sa e che noi ignoriamo.