Monica Cannatella – Uomini & Donne
Esistono due categorie di donne: La prima fa una tragedia per un unghia spezzata. La seconda riesce a rimanere in silenzio anche davanti ad un grande dolore.
Esistono due categorie di donne: La prima fa una tragedia per un unghia spezzata. La seconda riesce a rimanere in silenzio anche davanti ad un grande dolore.
Io sto pensando una cosa: filosofia viene tradotta sempre con amore per la saggezza. Ma non è così, è il contrario: non è amore per la saggezza, è saggezza dell’amore. E allora la figura dell’amore è innanzitutto intersoggettività, è scambio. Cioè la verità non deve emergere come un corpo dottrinale: questa è la sapienza, non è la filosofia. Deve nascere dal dialogo. Dal dialogo tra due persone. Dialogo con l’altro e soprattutto con quell’altro che è la donna. Perché come mai nella storia della filosofia non compare mai una donna: che cos’è questo essere messo fuori gioco? Forse che la donna navighi in regioni non eccessivamente logiche che mettono paura agli uomini? Queste sono domande che io mi pongo.
Ciò che siamo, così come anche i nostri ruoli, sono dettati dalle circostanze.
Per l’uomo niente è bello, se non è anche utile; per la donna niente è utile, se non è anche bello.
Diventare una donna è di interesse speciale solo per un maschio transessuale. Per le donne effettive è semplicemente una buona scusa per non giocare a calcio.
Noi donne siamo nate – o siamo state educate così? – attente a tutto quello che accade agli altri, ma assai poco a ciò che ci riguarda in prima persona. Nel linguaggio del non detto, viviamo protese verso “l’altro finale”: la maternità. I figli maschi non si accorgono di nulla, loro giocano a pallone; le femmine, invece, si preoccupano perché il viso della mamma è segnato dalla tristezza: da sempre sanno riconoscere le espressioni della tristezza.
Perché non hai un uomo? Perché non basta avere un uomo al proprio fianco, ma devi averlo dentro.