Oliver Goldsmith – Felicità
Non ho mai provato molta avversione per quelle illusioni inoffensive che tendono a renderci più felici.
Non ho mai provato molta avversione per quelle illusioni inoffensive che tendono a renderci più felici.
Quando la felicità si può chiamare veramente tale? Quando calma interiore e gioia esteriore si congiungono senza produrre eccessi.
A volte la cosa più bella è proprio quella che arriva inaspettatamente e immeritata, quindi qualcosa di veramente regalato.
La felicità è avere qualcuno da abbracciare tutte le sere quando torni dal lavoro, è avere due occhi che ti guardano come se tu fossi la cosa più bella del mondo, è stare abbracciati sul divano a guardare un film mentre fuori piove a dirotto, è scoprire il mondo mano nella mano, è sorridere sempre anche senza un motivo valido, è sentirsi dire “mi manchi”, “ti amo”, la felicità è amare ed essere amati.
Incontrai un giorno un giovane molto povero. Aveva la giacca e le scarpe logore, i pantaloni strappati. Quando lo guardai vidi che era un ragazzo felice, un ragazzo più felice di me.
È che la provincia ti obbliga alla felicità. A dimostrare quotidianamente di averla raggiunta. Se qualcosa in te non si adegua, diventi subito chiacchiera, e carne da pettegolezzo. Il mio paese era proprio questo: una delicata prigione di case bianche quanto i capelli dei suoi abitanti, precocemente invecchiati dal sale sparso dalla monotonia.
È strano, ma a volte la strada che pensavi di non percorrere mai è proprio quella che passo dopo passo ti regala l’inaspettata sorpresa della felicità.