Rita Lombardi – Comportamento
Sto molto attenta ai particolari, delle persone e di tutto ciò con cui vengo a contatto, per capire fino a che punto posso fidarmi.
Sto molto attenta ai particolari, delle persone e di tutto ciò con cui vengo a contatto, per capire fino a che punto posso fidarmi.
Bisogna trascorrere questo breve istante del tempo secondo natura e poi partirsene tranquilli.
Cosa ne sai di quello che voglio? Come pensi di sapere, ancor prima di me, cosa mi passa per la testa? Che ne sai tu dei miei problemi, dei sacrifici che faccio ogni giorno? Chi sei tu per permetterti di giudicare dall’alto della tua presunzione? Fatti delle domande e trova una risposta, ma fallo per te stesso, soprattutto per te stesso.
Ci si può abbandonare all’impeto, alla forza delle onde… esse portano con sé ciò che si rimette alla loro voluttà, non si curano dell’esito del viaggi, ma c’è chi sa giovarsi anche della forza del vento.
È molto peggio una persona arrabbiata che sta in silenzio che una che sclera, urla e sbraita.
E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza.
Perché sempre meno gente và a trovare i propri morti al cimitero? È semplice, davanti ad una lapide, muta, a una foto sbiadita, muta anch’essa, cosa rimane da fare? Pensare e questo non te lo lasciano fare. Uno che pensa può scardinare il sistema.