Sabrina Anzil – Morte
Al mio funerale vorrei una festa, per far vedere alle persone che senza di me non ci si diverte.
Al mio funerale vorrei una festa, per far vedere alle persone che senza di me non ci si diverte.
A Provins è stato giustiziato, in questi giorni, un giovane che aveva assassinato due borghesi, un uomo e una donna, violentato la serva sul posto e bevuto tutta la cantina. Ora, per veder ghigliottinare un tipo tanto stravagante, già alla vigilia erano arrivati a Provins più di diecimila campagnoli. Poiché gli alberghi non li potevano ospitare tutti, molti hanno passato la notte all’aperto, dormendo sulla neve. L’affluenza di folla è stata tale che è venuto a mancare il pane.
La morte è il mio mestiere, ci guadagno da vivere, ci costruisco la mia reputazione professionale. Io tratto la morte con la passione e la precisione di un becchino: serio e comprensivo quando sono in compagnia dei familiari in lacrime, ma freddo osservatore quando sono solo. Ho sempre pensato che il segreto nel trattare con la morte consistesse nel tenerla a debita distanza. Questa era la regola: non permetterle di avvicinarsi sino a sentirne il fiato sul collo.
L’uomo è un condannato a morte che ha la fortuna di ignorare la data della propria esecuzione.
Nel regno eterno della morte troverai quella pace invano sospirata in questa vita di miserie e di affanno.
Dopo la morte dello scrittore, leggere il suo diario è come ricevere una lunga lettera.
Morire non è nuovo sotto il sole, ma nuovo non è più nemmeno vivere.