Salvatore Raimondo – Filosofia
Vorrei Violare i tuoi silenzi, entrare dentro te e capire.
Vorrei Violare i tuoi silenzi, entrare dentro te e capire.
Deve la vita far sognare, non il sogno far vivere.
Il tuo sorriso lo riconoscerei tra mille, poiché lo sento e lo porto sempre costantemente con me, conosco “l’emozione” l’emozione che dai al cuore fino a farlo esplodere di gioia, mentre siamo insieme, e finché i tuoi occhi si poseranno su di me, mi farai sentire un uomo appagato, e vorrei fermare il tempo, per far si, che quei momenti non finissero mai.
L’ottimismo è un’arte che si impara nel corso della propria vita.La vita non si presenta come un evento facile per nessuno,ma se impariamo a viverla con il giusto atteggiamento,soffermandoci più spesso a riflettere su quantoci accade quotidianamente scopriremoSe ti abitui a pianificare e raggiungere i tuoi obiettivi,pian piano crescerà la tua autostima.Come essa può rivelarsi ricca di opportunità.Questo ti porterà nuova sicurezza,nuove convinzioni, nuovi modi di pensare.Tra questi inizierai a vedere le cose in maniera diversa e,di fronte ai problemi, non vedrai fallimenti ma soluzioni.
La poesia è un rifugio sicuro dove possiamo essere noi stessi…
Ma esisteva una potente corporazione di uomini la cui ostilità a Galileo non venne mai meno: gli aristotelici delle università. L’inerzia della mente umana e la sua resistenza all’innovazione sono ampiamente dimostrate non solo, come ci si potrebbe aspettare, dalla parte della massa ignorante – che viene facilmente influenzata una volta che se ne è colpita l’immaginazione – ma presso i professionisti dotati di interessi costituiti nella tradizione e nel monopolio del sapere. L’innovazione costituisce una duplice minaccia per le mediocrità accademiche: essa mette in pericolo la loro oracolare autorità ed evoca la profonda paura che il loro completo edificio intellettuale, laboriosamente costruito, possa crollare.
La felicità consiste nel piacere che segue ad un bisogno soddisfatto, oppure la felicità risiede nel non sentire bisogni, cioè non nel godimento del piacere ma nell’assenza del dolore?