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Samantha Avvelenata – Vita

La noia, in questo tempo di crisi, è l’unica cosa che ci possiamo permettere. E non mi riferisco solo alla crisi economica e politica. C’è soprattutto crisi di valori. Di valori veri. Quelli che all’epoca dei nostri nonni erano considerati sacri, intoccabili: la famiglia, l’amore, il rispetto, il coraggio delle proprie idee, l’amicizia e l’onore. Tutta roba che si è persa per strada, in questa società consumistica improntata all’usa e getta, dove l’apparenza conta di più di una testa pensante ed essere raccomandati è la regola, invece che l’eccezione. Oggi come oggi bruciamo tutto, dalle tappe ai rapporti. Tutto è dovuto e se non ci è dovuto lo si compra, soldi permettendo. Non c’è da stupirsi poi se il tutto e subito, se la precarietà sentimentale e di ideali sono riconducibili alla noia. La noia è ciò che ci meritiamo. Ed almeno un lato positivo ce l’ha: è ancora gratis. La depressione invece si paga ed è un “bene di lusso” che possono permettersi solo gli annoiati ricchi. Perciò, se non siete almeno benestanti, fate attenzione a non “ammalarvi”

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    Puoi anche guardarci male, non ci causerai nessun problema perché non ce ne accorgeremo neanche. Puoi anche pensare di essere superiore, e lo sei, se è tutto quello in cui ambisci sei un grande, hai vinto. Puoi credere che siamo le menti pazze del mondo o che facciamo finta di essere alternativi per moda, ma non abbiamo nessun etichetta stampata sulla testa lo vedi? Puoi anche pensare che ci fermiamo troppo a pensare e che invece dovremmo fare più fatti, bravo, continua a correre tra le tue convinzioni che noi siamo talmente poveri che non ne abbiamo neanche una. Puoi anche pensare che non scrivo quello che penso, sei libero di farlo, non ti dirò nulla. Puoi anche pensare che forse è stupido leggere queste cose, perché non esistono, sono solo ricordi o desideri, nessuno ti caccerà. Puoi pensare qualsiasi cosa, qualsiasi cosa, sei libero di farlo, sul serio, ma non pensare che qualcuno ce l’abbia con te per tutto questo, qui ti sbaglieresti, te lo assicuro.

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    – Per favore. Come ti chiami? – domandò al gatto. – Senti, io mi chiamo Coraline. Okay?Il gatto sbadigliò lentamente e con attenzione, rivelando una bocca e una lingua di un rosa sorprendente. – I gatti non hanno nome – disse.- No?- No – disse il gatto. – Voi persone avete il nome. E questo perché non sapete chi siete. Noi sappiamo chi siamo, perciò il nome non ci serve.