Silvana Stremiz – Vita
Avevo dimenticato il sapore di un sogno, ho iniziato a sognare… Ed ora improvvisamente sono tornati gli incubi.
Avevo dimenticato il sapore di un sogno, ho iniziato a sognare… Ed ora improvvisamente sono tornati gli incubi.
C’è nelle cose umane una marea che colta al flusso mena alla fortuna: perduta, l’intero viaggio della nostra vita si arena su fondali di miserie. Ora noi navighiamo in un mare aperto. Dobbiamo dunque prendere la corrente finché è a favore, oppure fallire l’impresa avanti a noi.
Uomo hai voluto costruire una libertà che già c’era, inserendo strane regole a favore di pochi, ingabbiandoti in sofisticate strutture che governano e programmano l’essere quotidiano, illuso e costretto ad accumulare continuamente falsi miti.Uomo non limitarti a sopravvivere, perché non è il tempo che a mancare, ma l’errato utilizzo che ne facciamo.
Solo adesso che si avvicina il natale mi rendo conto che quello passato è stato l’ultimo natale.
Il tempo sfugge a chi non sa coglierlo.
Il calabrone entra nella stanza illuminata, va a battere velocemente contro la lampada, le pareti, i mobili.Rumore secco delle sue zuccate. Dopo un po’ si acquatta per riprendere le forze. Ricomincia contro la lampada, le pareti, i vetri, e daccapo contro la lampada.Infine cade sul tavolo, zampe all’aria, la mattina dopo è secco, leggero, morto. Non ha capito niente, ma non si può dire che non abbia tentato.
Quante persone finte ho incontrato nella mia vita. Tutte facciate e poca lealtà. Quanti volti senza un briciolo di anima. Ad alcuni di loro ho dato fiducia, ma ho ricevuto sconforto, squartandomi l’anima. Ora quelle ferite mi hanno resa più forte e mi hanno reso una persona migliore. Ora sono qui e non le voglio accusare, ma ringraziare.