Silvana Stremiz – Vita
Sono troppe le ferite che compongono una vita.
Sono troppe le ferite che compongono una vita.
Il rispetto è la base di ogni cosa, di ogni rapporto, di ogni sentimento. Non capisco come si possa pensare di instaurare un qualcosa che duri, di qualunque cosa si tratti, senza questa “piccola” ma importantissima parola.
Il potere annebbia la vista.
Ho cercato di mettere ordine e di seguire le regole, ma non ho trovato il risultato dell’equazione. Continua ad essere una meravigliosa ma caotica incognita questa vita per me.
Quando dai, ricorda di dare nel silenzio, colui che riceve è un uomo e come tale è scrigno d’amor proprio.
Il rapporto con mia madre è come una caverna senza luce e uscita che io ho dovuto sempre ripercorrere nel corso degli anni, ma non ho trovato mai una soluzione. Ora sarebbe facile ripetere tutti i suoi difetti ma non serve. Ho imparato a pretendere di essere amata come desidero io, perche’se no quella caverna mi avrebbe risucchiata.
Perché avrei dovuto, mi chiedi, perché avresti dovuto? Ma perché la vita esiste, bambino! Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita. Guarda s’accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch’io. Ma non conta. Perché la vita non muore.