Sonia Sacco – Destino
Non si scappa dal proprio destino, si può solo scegliere come affrontarlo.
Non si scappa dal proprio destino, si può solo scegliere come affrontarlo.
Tempo aggredito, rapito, assoggettato, nelle strade cambiate dalla mano che tutto prende. Ecco il millennio dell’infinito: Cristo ha vinto. Le sue risate di vittoria riecheggiano nello spazio introverso, tra le mura dell’interminabile prigione, l’amara conquista di specchi e di vite replicate sino all’uno finale, dove non resterà altro che non somigli a se stesso, fino ad annullarsi. Assoggettando tutti gli elementi in un grido disperato di morte, re infelice e vittorioso che tutto ha conquistato, niente ha avuto. La mensa è vasta quanto l’universo fino ai suoi limiti. La mensa è l’universo, che sembra dilatarsi nell’immortalità immorale, a prezzo dell’anima. E all’estremo, finirà nel silenzio di conquiste e mattanze lontane di mondi ancora ignari.
Diciamo che nulla dura per sempre, poi capita che li incrociamo per strada, mano nella mano, due anziani che hanno dimenticato la fine e che, come ogni altro, lasceranno questa vita ma senza dubitare che il loro amore proseguirà come la strada che stanno percorrendo. Osservandoli, commuovendoci, abbiamo l’opportunità di aprire gli occhi e accettare che se nulla dura è solo perché siamo noi per primi a definire la distanza tra il possibile e l’irraggiungibile, i confini tra noi e gli altri, il criterio secondo il quale qualcosa esiste o no. Pensiamo troppo alla fine, loro invece forse alla fine non ci hanno mai pensato, né ci penseranno.
Alla fine ciò che conta è quanto hai provato, quanto ti sei messo in gioco. Ciò che poi hai raggiunto non importa. C’era sì una grande posta in gioco, ma quella era solo il pretesto per cominciare la partita.
Chi ti ama non si pone domande, non ti chiede “dove vai?” Chi ti ama,…
Alla fine apri gli occhi e scopri? Che era proprio il bel cavaliere senza macchia ad avere l’armatura più “untuosa”.
Può anche darsi che un grosso sballo porti in giusto futuro.