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Tony Vegas – Frasi Sagge

Se VuoiOgni gesto, se vuoi,è l’espressione di ciò che è più profondoe sfugge ogni definizione,nel roteare di atomi e sfere,e se proprio vuoi dire un nomepuoi chiamarlo armonia.Ogni attimo di tempo, se vuoi,è richiamo di un soffio Eternoche abita in tutte le cosee non conosce dottrine,e se proprio vuoi dire un nomepuoi chiamarlo amore.Ogni fatica, se vuoi,è gradino di un’ascesa invisibileche si svolge negli abissi della coscienzafino alle altezze supreme dell’Essereche non hanno finema sempre nuovi inizi.Puoi dare un nomea ciò che sempre si rinnovaed ha per dimora lo spazio infinito?Se vuoi, puoi chiamarlo luce.Ogni respiroviene dalla sorgente al di là del tempoe non è affanno, se vuoi,ma flusso che scorre dolcementetra nascita e mortie riposa nel grembo Divinocome l’onda riposa nel mare:puoi chiamarlo, se vuoi, pace.

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    Spesso chi scrive segue l’onda del suo stato d’animo, del suo umore, della chiacchierata appena conclusa, dell’ultimo ricordopubblicata da motiviinviola il giorno Sabato 29 dicembre 2012 alle ore 4.05 ·che l’ha fatto sorridere o che l’ha rattristato. Spesso segue la trascinante onda di una risata o la delusione di un sentimento. Ma come unico scopo ha quello di indagare la realtà. La propria realtà e quella, percepita, di chi gli sta a cuore. A volte indaga con una tale crudezza da dare l’impressione di non essere capace di amare neppure sé stesso. A volte quella che sembra crudezza o – in alcuni casi – egoismo, non è altro che un’immensa voglia di vedere un sorriso, o un sogno realizzarsi. Si possono passare anni ad analizzare, scoprendo volta per volta tante sfumature diverse. Dando altro valore a ciò che pensavamo accantonato. Incassando incomprensioni e fraintendimenti dovuti solo alla fretta di chiudere la bocca di qualcun altro. Ogni critica che rivolgiamo a qualcuno, può essere lontana dall’intenzione di offendere; può essere anche un grido di aiuto verso noi stessi per interiorizzare sofferenze e passi falsi. Ho criticato fino allo sfinimento certe mie scelte, diventandone inevitabilmente vittima. Ora semplicemente osservo, come attraverso un vetro filato, la mia immagine distorta e tutto il riflesso che si porta dietro. Se qualcuno, per vedere meglio, prende il vetro e si taglia una mano, forse ha la mia stessa curiosità. Io riconosco il mio volto tramite i giochi di luce di questo vetro. Fatico a rimettere insieme i miei lineamenti perché non si vedano i punti di sutura. Appaio sfinita, cinica, inerme, rassegnata, dolorante, chiusa e probabilmente detestabile. Chi scrive affronta tutto questo ogni giorno, ma forse dimentica che non è il solo a vedere il proprio viso in frantumi. E che a ogni violenta riflessione, corrisponde uno stravolgimento della propria anima. Un sussulto, un ribaltamento, un urlo sguaiato e inquietante, una smorfia di dolore, una lacrima, un sorriso isterico, uno sprazzo di lucidità, un conato di vomito, uno spasmo, la stanchezza, la tensione estrema, il rilassamento, il sonno dei sensi. Un ribaltamento, uno sbalzo umorale continuo, che si risolve spesso nel tempo di un pensiero, ma che non ha motivo di essere considerato killer.