Umberto Eco – Religione
Non si cambia il popolo di Dio se non si reintegrano nel suo corpo gli emarginati.
Non si cambia il popolo di Dio se non si reintegrano nel suo corpo gli emarginati.
Con l’invidia e la gelosia, non vi è calma o riposo per chi è attaccato questo male: gli oggetti della sua avidità, l’odio del suo risentimento, alzati davanti a lui come fantasmi che non danno alcuna tregua e di perseguire al dormire.
Una è la religione, benché le sue versioni sian cento.
Tutto il mondo soffre di avere perduto la religione. E quasi tutta la poesia di oggi non è, in un modo o nell’altro, che il rimpianto di una religione perduta.
Non c’è bisogno che Dio ci ami: basta che ci guidi.
L’ignoranza dei preti è il più grande flagello del mondo.
Nell’aridità e nel vuoto l’anima diventa umile. L’orgoglio di un tempo sparisce quando in se stessi non si trova più nulla che dia l’autorizzazione a guardare gli altri dall’alto in basso. L’anima deve considerare l’aridità e il buio come buoni presagi: come segni che Iddio le sta al fianco, liberandola da se stessa, strappandole di mano l’iniziativa.