Ada Roggio – Figli e bambini
Affacciati alla finestra, quella stella… lì, sì, sono io.Ti aspetto, per riabbracciarti, come sempre, come ieri, come domani vorrei.Vorrei che fosse ora, ma aspetto che arrivi l’ora.
Affacciati alla finestra, quella stella… lì, sì, sono io.Ti aspetto, per riabbracciarti, come sempre, come ieri, come domani vorrei.Vorrei che fosse ora, ma aspetto che arrivi l’ora.
Penso alla tua inconsapevolezza e mi commuovo. Un piccolo gamete vagabondo ha trovato la strada, insinuandosi all’interno di un uovo, una palla gigantesca come un pianeta da conquistare e lui, il piccolo astronauta con la coda, ha piantato la bandiera, fecondando un suolo sconosciuto. Ci penso e mi attraversa un brivido, uno scroscio freddo lungo la schiena. Tutto sta accadendo dentro il ventre di una donna, in uno scrigno concepito per custodire il più prodigioso dei doni. Immagino un’esplosione primordiale, un big bang di vita che illumina il buio con scintille di novità.
Se da piccoli i nostri genitori sbagliano… non dobbiamo imitarli ma cercare di fare meglio.
Amo il mio corpo, a prescindere da come è! Per il semplice fatto che ha “ospitato” la cosa più bella che io abbia fatto in tutta la mia vita: mia figlia!
Forse per la prima volta guardavo negli occhi quella somiglianza. Sentii di volerle un gran bene. Certo, l’avrei voluta diversa mamma. Appiccicosa e piena di smancerie. Ma m’amava. A modo suo m’amava. Chissà perché cresciamo col terrore, fiato sul collo, di non essere amati mai e mai a sufficienza. Quasi a non meritarlo quell’amore. Perché? Fortemente convinti di esser solo buoni a nulla, sagomati con lo scalpello della cattiveria, fucili pronti a sparar sentenze e menzogne.
Pensare che i nostri figli ci appartengano è pura follia.
Gli uomini che non si vantano della vittorie, delle conquiste, delle proietà, si vantano in maniera esagerata dei loro nipoti.