Rabindranath Tagore – Figli e bambini
Io non lo amo perché è bello, ma perché è il mio bambino.
Io non lo amo perché è bello, ma perché è il mio bambino.
I bambini sono la musica innocente di un mondo ormai contaminato.
Chi si trova costretto a lasciare un figlio o un genitore abbandona se stesso.
Il pregiudizio familiare è inversamente proporzionale (ma comunque correlato) al tempo (legato a sua volta allo spazio, definito come luogo fisico entro cui i componenti familiari vivono). Più cresce il tempo in cui dei soggetti vivono nello stesso ambiente, minore sarà la probabilità di scorgere eventuali evoluzioni dell’essere, in ambito psicologico e non fisico (che risulta evidente o comunque può essere posto in evidenza da chiunque). A maggior ragione quando la concezione risulta impregnata di una certa negatività di visione, riguardante alcuni aspetti, accade che la novità positiva crea un momento di stupore, ma poi passa nel dimenticatoio.
La distrazione verso i figli è un lusso che i genitori non si possono permettere.
Affacciati alla finestra, quella stella… lì, sì, sono io.Ti aspetto, per riabbracciarti, come sempre, come ieri, come domani vorrei.Vorrei che fosse ora, ma aspetto che arrivi l’ora.
Le uniche persone indispensabili a questo mondo sono i genitori.