Jean-Paul Sartre – Figli e bambini
Ero un bambino, cioè uno di quei mostri che gli adulti fabbricano con i loro rimpianti.
Ero un bambino, cioè uno di quei mostri che gli adulti fabbricano con i loro rimpianti.
Io non lo amo perché è bello, ma perché è il mio bambino.
Sognare è facile. Il difficile è camminare.
Il più bel regalo che l’uomo possa conoscere è il frutto della riproduzione della propria materia; i figli.Essi sono la panacea e il traguardo più significativo a cui ognuno può ambire; svegliarsi al mattino e sentire la pelle del corpo rabbrividire dalla meraviglia che la vista ci offre: i tratti, lo sguardo, il respiro, il corpo di ciò che l’uomo è capace di “creare”: il proprio figlio, la propria figlia come risultato di un concentrato d’amore disinteressato, candido, astrale, che supera la logica della ragione e che “dovrebbe pervadere ogni singolo centimetro della materia di cui siamo fatti” per entrare in assonanza con la frequenza della nostra creatura nel più bello dei viaggi che un genitore può affrontare con il frutto ed il significato della sua permanenza terrena: “il viaggio dell’amore”.
Se siamo stati dei buoni genitori lo capiremmo solo col tempo, dove abbiamo sbagliato non necessariamente. Ma se il risultato finale è buono abbiamo fatto un buon lavoro o forse siamo stati solo fortunati.
Sei andato a scuola e ti hanno detto “siedi al tuo posto”, e già lì hai smesso di credere che il tuo posto sia dappertutto.
La verità è che i bambini non cessano mai di essere bambini.