Giuseppe Marotta – Frasi sulla Natura
È la natura, che chiamo semplicemente per nome in mancanza di metafora, che mi fa poeta.
È la natura, che chiamo semplicemente per nome in mancanza di metafora, che mi fa poeta.
In silenzio ascoltava il canto del mare, il vento, le donava la sua carezza.Dans le silence écoutait le chant de la mer, le vent, a donnè sa caresse.
Guardo in alto, sono uccelli, fermo lo sguardo e sono foglie: effimera presenza e fissa verità. Calda e vellutata al tatto, merda di uccello si schianta sul mio collo.
La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta è fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non uccide. L’ultima è una vela. Bianca. All’orizzonte.
Quando sono triste guardo l’arcobaleno. E se non c’è, lo invento.
La natura ci parla con ogni suo mezzo, ma noi non siamo in grado di capire perché urliamo per sentire meglio soltanto la nostra voce.
Solo il fiore sbocciato frettolosamente, e con la natura avversa verso di esso, è il più bello, e più profumato di qualsiasi altro.
In silenzio ascoltava il canto del mare, il vento, le donava la sua carezza.Dans le silence écoutait le chant de la mer, le vent, a donnè sa caresse.
Guardo in alto, sono uccelli, fermo lo sguardo e sono foglie: effimera presenza e fissa verità. Calda e vellutata al tatto, merda di uccello si schianta sul mio collo.
La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta è fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non uccide. L’ultima è una vela. Bianca. All’orizzonte.
Quando sono triste guardo l’arcobaleno. E se non c’è, lo invento.
La natura ci parla con ogni suo mezzo, ma noi non siamo in grado di capire perché urliamo per sentire meglio soltanto la nostra voce.
Solo il fiore sbocciato frettolosamente, e con la natura avversa verso di esso, è il più bello, e più profumato di qualsiasi altro.
In silenzio ascoltava il canto del mare, il vento, le donava la sua carezza.Dans le silence écoutait le chant de la mer, le vent, a donnè sa caresse.
Guardo in alto, sono uccelli, fermo lo sguardo e sono foglie: effimera presenza e fissa verità. Calda e vellutata al tatto, merda di uccello si schianta sul mio collo.
La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta è fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non uccide. L’ultima è una vela. Bianca. All’orizzonte.
Quando sono triste guardo l’arcobaleno. E se non c’è, lo invento.
La natura ci parla con ogni suo mezzo, ma noi non siamo in grado di capire perché urliamo per sentire meglio soltanto la nostra voce.
Solo il fiore sbocciato frettolosamente, e con la natura avversa verso di esso, è il più bello, e più profumato di qualsiasi altro.