John Gneisenau Neihardt – Frasi sulla Natura
Faceva tanto freddo che anche il sole doveva accendersi dei fuochi.
Faceva tanto freddo che anche il sole doveva accendersi dei fuochi.
Il sole scintillava come una moneta dietro gli ulivi.
Fu mia madre a insegnarmi ad amare le lampare dei pescatori nella stellata oscurità, e il volo dei pellicani che sfiorano all’alba i flutti spumosi. Lei fu, a farmi notare il conio perfetto di quei ricci di mare rotondi e appiattiti che si chiamano appunto “dollari della rena”, le forme di rombo o passera intarsiate nella sabbia simili a profili di dame sui cammei, il relitto presso il ponte di Colleton pulsante della alacre attività di lontre marine. Ella vedeva il mondo attraverso il prisma abbagliante della vera fantasia.
La natura può parlare.
La montagna ti insegna a capire e interpretare anche la lingua più difficile: il silenzio.
Un falco, che aveva beffardamente seguito il pomo di maestra giù dalla sua naturale dimora tra le stelle, beccando all’insegna e molestando Tashtego, cacciò per caso la larga ala palpitante tra il martello e il legno; e in un baleno avvertendo quel sussulto etereo, il selvaggio affondato lì sotto, nel suo rantolo di morte, tenne inchiodato il martello. Così l’uccello del cielo, con strida d’arcangelo, rizzando in alto il rostro imperiale, e tutto il corpo imprigionato avvolto nella bandiera di Achab, andò a fondo con la sua nave, che come Satana non volle calare all’inferno finché non ebbe trascinata con sé, come elmo, una viva parte del cielo. Ora piccoli uccelli volarono stridendo sul vortice ancora aperto. Un tetro frangente biancastro urtò contro i suoi bordi ripidi. Poi tutto crollò, e il gran sudario d’acqua tornò a mareggiare come aveva fatto cinquemila anni fa.
Lontane nuvole che cambiano direzione, che sembrano prendere forma di qualunque immaginazione.