Charles Bukowski – Ipse dixit
I grandi uomini sono i più soli.
I grandi uomini sono i più soli.
Solo con tutti la carne copre le ossa e ci mettono dentro una mente e qualche volta un’anima e le donne spaccano i vasi contro i muri e gli uomini bevono troppo e nessuno trova quello giusto ma continuano a cercare strisciando dentro e fuori dai letti. La carne copre le ossa e la carne cerca più che la carne. Non c’è nessuna possibilità: siamo tutti intrappolati in un destino singolare. Nessuno trova mai quello giusto. Gli immondezzai della città pieni, i robivecchi pieni, i manicomi pieni, gli ospedali pieni, i cimiteri pieni… nient’altro si riempie.
Anch’io ho sbattuto il mio entusiasmo contro un muro, lo prendevo a pugni fino a sanguinare e continuavo a picchiare, ma il mondo restava com’era, spiacevole, mostruoso, letale.
La razza umana mi ha sempre disgustato. Ciò che, in sostanza, me la rende disgustosa è la malattia dei rapporti familiari, il che include il matrimonio, scambio di potere e aiuti, cosa che, come una piaga, come una lebbra, poi diviene: il tuo vicino di casa, il tuo quartiere, la tua contea, la tua patria… tutti quanti che s’abbracciano stronzamente gli uni agli altri, nell’alveare della sopravvivenza, per paura e stupidità animalesca.
Il gran segreto di chi non ama fare figuracce è quello di non copiare le frasi degli altri… e soprattutto senza modificarle, neppure nei puntini… di sospensione…
Sapete, a volte se un tipo non crede in quello che fa, se la cava…
Mi piacciono persone come me, che conservano la loro bellezza nell’imperfezione, nelle tracce di non banalità.