Carlos Ruiz Zafón – Libri
Mi sentivo come uno che si è lanciato in una corsa contro il tempo e capivo che il mondo illusorio che avevo costruito intorno a Clara si stava sgretolando, e che quella fase della mia vita si stava concludendo.
Mi sentivo come uno che si è lanciato in una corsa contro il tempo e capivo che il mondo illusorio che avevo costruito intorno a Clara si stava sgretolando, e che quella fase della mia vita si stava concludendo.
Leggere è entrare in un mondo a parte, un mondo dove noi siamo coraggiosi eroi e viviamo le più grandi avventure. Leggere è iniziare, veramente a vivere ciò che siamo.
Quali che siano le cose, musica e poesia condividono se non altro il fatto di rappresentare uno tra i più affascinanti e insondabili misteri che legano, come poche altre cose, altri due misteri – ugualmente insondabili e affascinanti: l’uomo che dona e quello che riceve poesia. E tanto ci deve bastare.
– E perchè non credere allora?- Beh, non è così facile. Dovrei avere fede, accettare i miracoli, l’immacolata concezione, l’intervento divino… E poi ci sono le scritture: la Bibbia, il Corano, i testi sacri buddhisti…Contengono regole e punizioni molto simili e sostengono tutti, in un modo o nell’altro, che chi non si attiene alle regole andrà all’inferno. Io non riesco ad immaginare un Dio che si comporti così.
“Io” proseguì don Mariano “ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono coe i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha pià senso e più espressione di quella delle anatre.”
Creava deliberatamente quelle lunghe note liquide e pure, per dire che la bellezza non significava nulla perché veniva dalla disperazion, e alla fin fine non aveva nulla da spartire con la disperazione perché la disperazione non era bella, e quindi la bellezza era un orrida ironia?
Bisognerebbe studiare le persone allo stesso modo in cui si studiano i libri.