Raffaele Caponetto – Medicina e salute
Non posso dire di essere vivo, posso solamente dire di non essere ancora morto.
Non posso dire di essere vivo, posso solamente dire di non essere ancora morto.
Discorsi, comizi e opinioni, di certi politici, mi fanno lo stesso effetto di un’abbondante cena a base di cozze gratinate con contorno di peperoni fritti. Non li digerisco.
Io ed alcune signore di mia conoscenza abbiamo in comune la data di nascita; già da qualche tempo ho superato abbondantemente la fatidica soglia di mezzo secolo, mentre nessuna di queste belle signore ha superato i quaranta.
È stato ieri dopo l’ennesimo ciclo di chemioterapia mentre vomitavo l’anima piegata in due con la faccia nel cesso, che ho capito che i ragazzini di oggi non hanno capito un cazzo della vita, loro fanno di tutto per distruggersi la vita, si ubriacano, per poi ritrovarsi in condizioni pietose, perché credono che così facendo si divertono ma non è così, questo non è divertimento ma è autodistruzione, dovrebbero passare una giornata nella corsia d’ospedale reparto oncologia, forse, capirebbero il senso della vita.
Una lacrima solcava il suo splendido volto e con un fil di voce mi sussurrò: sono così felice che vorrei piangere tutte le lacrime del mondo.
L’estate scopre e regala belli, meravigliosi, flessuosi corpi di giovani donne. Sembra di stare in un campo di fiori; miriadi di dolci e delicate rose, margherite e viole con vivaci colori ed intenso profumo rallegrano e inebriano la vista, il cuore e la mente.
Le donne sono punte di diamanti del creato; non tutte però, alcune sono cozze.