Vera Somerova – Morte
Non ho paura della morte… è il non vivere più quello che mi terrorizza.
Non ho paura della morte… è il non vivere più quello che mi terrorizza.
Chilometri di secondi per ricercare la morte esatta.
Ricordo mio nonno, un contadino: quando gli chiedevo “Cosa fai, nonno?”, rispondeva “aspetto la morte”. Per me non era mai una risposta tragica perché per lui aspettare la morte significava attrezzarsi, nell’ultima parte della vita, ad affrontarla con tutte le armi dell’uomo (lo scherno, l’ironia, la tristezza, l’amicizia, l’amore), ma mai ad esorcizzarla. Noi invece la dobbiamo esorcizzare con i nostri “gesti segreti” perché crediamo solo nei fatti. E di fronte al “fatto della morte”, che non si può controllare perché si è “assenti” nei riguardi di esso, possiamo solo fare scongiuri o “dare i numeri”.
Un uomo può morire solo una volta: a Dio noi dobbiamo solo una morte.
Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia.
Vivere significa ribadire la propria forma. In questo senso il morire è l’azione estrema.
Dopo la morte ci aspetta il nostro destino: nulla o infinito?