Mark Twain – Morte
La cronaca della mia morte era una vera e propria esagerazione.
La cronaca della mia morte era una vera e propria esagerazione.
Ricordo mio nonno, un contadino: quando gli chiedevo “Cosa fai, nonno?”, rispondeva “aspetto la morte”. Per me non era mai una risposta tragica perché per lui aspettare la morte significava attrezzarsi, nell’ultima parte della vita, ad affrontarla con tutte le armi dell’uomo (lo scherno, l’ironia, la tristezza, l’amicizia, l’amore), ma mai ad esorcizzarla. Noi invece la dobbiamo esorcizzare con i nostri “gesti segreti” perché crediamo solo nei fatti. E di fronte al “fatto della morte”, che non si può controllare perché si è “assenti” nei riguardi di esso, possiamo solo fare scongiuri o “dare i numeri”.
Guardate come può morire in pace un cristiano.
Non uno dei tuoi antenati è morto giovane. Si sono tutti accoppiati almeno una volta.
Se devo morire, andrò incontro alla morte come ad una sposa e la stringerò fra le mie braccia.
Chiedere cento per ottenere dieci: per guarire dall’emicrania aspiro all’immortalità.
Il resto é silenzio.