Gianni Conte – Religione
Si arriva a credere nel bene solo dopo aver conosciuto il male.
Si arriva a credere nel bene solo dopo aver conosciuto il male.
L’italiano medio è più fedele verso la sua fede calcistica piuttosto che verso quella religiosa, legge molti giornali sportivi, mentre raramente tocca i testi sacri e rispetta di più le regole del calcio che quelle di Dio. La cosa ironica è che si lamenta per la “blasfemia” degli atei, quando lui è il primo a fregarsene del volere del suo padre immaginario.
Quando faccio bene mi sento bene; quando faccio male mi sento male. Questa è la mia religione.
Non angustiatevi troppo per i vostri errori, non temete la morte che trascina tutto via lentamente, sappiate che questo è partito da una volontà più potente dell’uomo, e i suoi errori, soprattutto quando compie il male, segue maggiormente la volontà di Dio senza saperlo. Spiegato nero su bianco.
Dove non c’è credo, non c’è bestemmia.
Ah, se ti proponessi di servire Dio seriamente, con lo stesso impegno che metti nel servire la tua ambizione, le tue vanità, la tua sensualità!
Così, questo mito della caduta è, in contrasto con le intenzioni dello scrittore e del suo Dio, il mito del trionfo dell’uomo: un doppio e tragico trionfo, perché l’uomo ha conquistato la conoscenza, e perché ha avuto il coraggio di pagarla con la morte. Senza volerlo, l’autore della Bibbia ha scritto una pagina degna del mito di Ulisse nell’Inferno di Dante. Nel pessimismo ebraico-cristiano il diritto alla conoscenza si paga con la morte e la dannazione: ma è un diritto che l’uomo si è storicamente acquisito, e che nessuno può togliergli: parola di Dio.