Renato Gottardo – Sogno
La vita diventa dura quando si smette di sognare.
La vita diventa dura quando si smette di sognare.
Tra i sogni e la realtà spesso c’è un volo senza fine nell’illusione.
Il sogno è tutto quello che vorresti di buono oltre alla realtà che disegni tu. Il sogno è quando ti brillano gli occhi al solo pensiero che le tue idee possano superare i confini della vita e diventare verità. Il sogno è cuore, è vita. Il sogno è la base di oggi per un castello che vuoi costruire domani. Il sogno è grande o piccolo: l’importante è che sia tuo. Il sogno è lacrima, quando sai che è impossibile; ma il sogno è credere all’impossibile. Il sogno è tenersi per mano e crearsi il proprio mondo. Il sogno è lasciare le mani e capire di essere vicini. Il sogno è guardare oltre le stelle e vedere tutti quelli che sognano. Il sogno è crederci sempre. È chiudere gli occhi e immaginare accanto a sé un angelo, le sue mani, una sua carezza. Il sogno è forza d’animo per aver creduto davvero alla magia. Io l’ho capito stasera, guardando tutti i miei sogni, là. Per me e per il mondo. Per tutti quelli tristi che non sorridono più. Per tutti quelli a cui manca l’amore. Per quelli che hanno il coraggio di alzare le braccia e di arrendersi. Perché solo loro avranno vinto per sempre… sognando.
La vera sconfitta è quando smetti di sognare.
Dormo per sognare, sogno per vivere.
Il sogno è una parte di noi, c ‘è chi la sente quando è solo, triste, pensieroso, chi ne fa vita e cerca di realizzare anche ciò che è impossibile, chi vive invece sostenendo che la sua vita sia pura illusione e non trova il coraggio di affrontare la realtà. Il sogno è un’idea di noi stessi, è l’immagine che vorremmo si riflettesse allo specchio, il sogno non è vita, il sogno è la parte incompresa di noi e solo quando si prende piena coscienza dell'”io”, persona unica e difficoltosa, si realizzano i sogni. È importate non superare il limite possibile – impossibile ed i sogni si realizzeranno. Ma allo stesso tempo è necessario non crearsi limiti, le strade della propria felicità sono infinite e spesso oscure.
Ho sognato che eravamo io e te e c’erano anche i nostri occhi, sì, gli occhi; poi, ricordo che sono apparse le mani come carezze dirette dagli occhi. Questi occhi sembrava fossero direttori d’orchestra e nell’armonia sentivo un suono, un ritmo, si, un crescendo di percezioni… sospiri. Ricordo, ancora, che i sospiri conducevano la dolcezza delle carezze come petali sfiorati dal vento e, poi, ricordo un divenire di colori in un susseguirsi di intensità: luce nella luce. Le parole delle labbra scandivano sintonie celebrali come fossero fiocchi di neve in un inverno di sole.