Antonella Coletta – Stati d’Animo
La tenerezza fa più rumore di mille parole.
La tenerezza fa più rumore di mille parole.
La parte importante di una persona non è l’esteriorità, ma ciò che troviamo dentro al suo cuore.
Mi odio. Mi odio perché sono il tipo di persona che non riesce a tirar fuori le solite frasi dolci. Non a voce. Ci provo pure a farle uscire, tra me e me penso “adesso glielo dico un – mi manchi”. Ma come se in quel momento, come un nodo stretto, mi andasse via la voce. Non sono portata per i “ti amo” urlati, per i “abbracciami” richiesti. Sono più la ragazza di un “vaffanculo”, di un “ti odio”, di “non li voglio i tuoi baci”, seguiti da sorrisi, da abbracci silenziosi. Mi odio perché sono così chiusa, barricata in me stessa, mix di paure e incertezze da portare una corazza, chiamata “acidità”.
Anche il desiderio fa risacca sulla riva delle tue braccia. Inonda.
Non faccio vedere la mia fragilità. A volte nessuno capisce quanto sensibile io sia: piango si, perché sono umana, di carne e ossa, ho anche un cuore e un’anima. Piango si, perché ho sofferto, e continuo a soffrire. Il mio pianto non è debolezza, anzi è grido, disperazione, perché sono una persona che sogna, lotta, e spera che un giorno qualcuno si accorga che ci sono anch’io in queste mondo.
Quando le parole non bastano o vengono a mancare, o non servono, o sono addirittura inopportune… Allora è il momento di un abbraccio. Gli abbracci dicono tutto quello che uno vorrebbe sentirsi dire.
I pensieri, quando vestono aderenti alle emozioni, sono impregnati di sublime sensualità.