Angelo Gabriele Mazzolla – Stati d’Animo
La follia è amore. La follia è paura. La follia è felicità. La follia è sorriso. La follia è adrenalina La follia è tutto. Tutto è follia.
La follia è amore. La follia è paura. La follia è felicità. La follia è sorriso. La follia è adrenalina La follia è tutto. Tutto è follia.
Bisogna trovare dentro di sè le capacità di percepire l’essenziale al di là dell’ovvio.
Arrivavano così all’improvviso, come tempesta mi travolgevano ed io restavo lì ferma perché non volevo andassero via di nuovo, quelle emozioni che accarezzavano la mia pelle.
Sono uno di quei derelitti condannati all’eterno riso ma incapaci di sorridere.
L’errore è: attribuire all’altro il merito della propria felicità, e la colpa della propria possibile infelicità.
Una sola domanda mi viene in mente. Perché tanta cattiveria? Cosa ci provano a ferire gli altri? Boh, domanda senza risposta. Io guardo avanti e passo e mi dico “Io non sono così”
Non ti stupiva sentirti inadatto al mondo ma ti stupiva che il mondo avesse prodotto un essere che lo viveva da estraneo.
Bisogna trovare dentro di sè le capacità di percepire l’essenziale al di là dell’ovvio.
Arrivavano così all’improvviso, come tempesta mi travolgevano ed io restavo lì ferma perché non volevo andassero via di nuovo, quelle emozioni che accarezzavano la mia pelle.
Sono uno di quei derelitti condannati all’eterno riso ma incapaci di sorridere.
L’errore è: attribuire all’altro il merito della propria felicità, e la colpa della propria possibile infelicità.
Una sola domanda mi viene in mente. Perché tanta cattiveria? Cosa ci provano a ferire gli altri? Boh, domanda senza risposta. Io guardo avanti e passo e mi dico “Io non sono così”
Non ti stupiva sentirti inadatto al mondo ma ti stupiva che il mondo avesse prodotto un essere che lo viveva da estraneo.
Bisogna trovare dentro di sè le capacità di percepire l’essenziale al di là dell’ovvio.
Arrivavano così all’improvviso, come tempesta mi travolgevano ed io restavo lì ferma perché non volevo andassero via di nuovo, quelle emozioni che accarezzavano la mia pelle.
Sono uno di quei derelitti condannati all’eterno riso ma incapaci di sorridere.
L’errore è: attribuire all’altro il merito della propria felicità, e la colpa della propria possibile infelicità.
Una sola domanda mi viene in mente. Perché tanta cattiveria? Cosa ci provano a ferire gli altri? Boh, domanda senza risposta. Io guardo avanti e passo e mi dico “Io non sono così”
Non ti stupiva sentirti inadatto al mondo ma ti stupiva che il mondo avesse prodotto un essere che lo viveva da estraneo.