Michelangelo Da Pisa – Stati d’Animo
Capita di aspettare così tanto qualcosa che finisci per dimenticare cosa stavi aspettando.
Capita di aspettare così tanto qualcosa che finisci per dimenticare cosa stavi aspettando.
Faccio opera di nascondimento e di diminuzione. Una matematica che mi sottrae, ripartendomi le logiche. Quando mi sono ritrovata a moltiplicare le basi della mia realtà per le altezze dei miei sogni e il risultato è stato dividermi per due, tra ciò che restava dell’infranto e ciò che mi lasciava definitivamente. Geometrie che perdevano la mia stessa figura su piani irregolari, e solidi a costruire palizzate insormontabili. Non mi piace chiedere. Non oso chiedere. Ricerco parole che mi facciano perimetro di protezione e recinti spinati per non far entrare più nessuno. Mi affronto a testa bassa come se mi giungessi da fuori e ci fosse da temere. Divento preda. Sono arma. Mi sarei salvata se non avessi sparato. Non è come penso. È come sento.
Ci sono domande mute che aspettano risposte. Ci sono silenzi assordanti che aspettano parole. Ci pensi… ti tormenti. È inutile… non ne esci fuori. Sono i silenzi dentro i rumori.
Soffriamo perché crediamo di meritare quella sofferenza. Dovremmo liberarsi dei nostri mali il prima possibile, prima di creare un male maggiore, una vita di tristezza. Il segreto? Il perdono. Il dono più grande che possiamo farci.
I miei due grammi di ragione sono esauriti.
Un figlio dovrebbe essere la proiezione dei nostri sogni, non il riscatto dei propri fallimenti. Lasciate che i bambini siano semplicemente bambini, non surrogati di adulti derubati dell’infanzia.
Le parole non sono leggere, anzi pesano, soprattutto quando ci credi fino a rimetterci cuore e anima.