Federico Bizzoca – Stati d’Animo
Ti accorgi di quanto potevi avere e ora non hai più… quando hai rovinato veramente tutto.
Ti accorgi di quanto potevi avere e ora non hai più… quando hai rovinato veramente tutto.
E mi ritrovo qui seduta sul letto, fisso il vuoto avanti a me con un pensiero fisso che mi martella la testa. Tu, la tua calda voce, i momenti indimenticabili trascorsi insieme, l’amaro che ora ho in bocca perché non sento più la tua voce, perché non rido più con te come una bambina senza pensieri. La vita, le incomprensioni, i fraintendimenti ci hanno separato e non mi resta che aspettare in silenzio che questa vita arrivi al termine della sua folle corsa, nella speranza che nella prossima non commettiamo gli stessi errori e si possa invecchiare felicemente insieme.
L’abbraccio è incorporare per un istante l’altro e sentirlo parte della tua carne.
Forse, ha più paura chi sta dentro alla recinzione di filo spinato, costruita bucandosi le mani pur di mettersi al sicuro, acconsentendo a farsi colpire solo dal cielo quando piove, rimanendo in ginocchio nel fango e con le mani aperte, le braccia alzate in segno di preghiera perché la pioggia cessi. Credo. Penso tema più chi sta dentro al cerchio di fuoco, appiccandosi i roghi nel cuore, tenendo le belve fuori, ma facendosi divorare dai mostri dentro. Deve avere serrature strane, l’anima e chiavi di ferro, la solitudine e cardini di forgia indistruttibile, il tormento quando la tormenta, dentro e fuori, spazza e sfinisce.
Non sono un pessimista. Accorgersi del male dove esiste, a mio parere, è una forma di ottimismo.
La malinconia parla solo quando l’amore non vuol capire.
Non ho memoria di quello che ho fatto, per meritare l’esilio in questo mondo.