Anonimo – Stati d’Animo
Mezz’ora d’ospedale e già desidero il cimitero.
Mezz’ora d’ospedale e già desidero il cimitero.
Maggiore è la forza che si esercita sulla propria identità più vorticoso il salto verso la sconfitta.
So di aceto e limone, pungente sulla lingua, brucio sulla pelle. Aspra! Chi non sa diluirmi con la vaniglia dice di me che sono acre. Io mi preoccupo di non essere amara, nonostante i fumi delle pozioni tossiche inalate. Ricordo flebo di veleni somministrarti endovena, sottocute che creavano strati di rancore tra il cuoio e le arterie. E sono scappata nella notte, alzata da quel letto di droghe e soporiferi letali, rintanata come animale impaurito negli antri di boschi solitari e nebbiosi, tra le belve sanguinarie, aspettando l’alba sotto alberi spogli e durante piogge incessanti. Grondante e trafelata. La mia forza mi ha portata a bordo strada, non voglio passaggi da nessuno io, ma camminare sull’asfalto è assai diverso che camminare tra roghi e sterpaglie.
Vorrei dire “sorrido perché finalmente sono felice”. Ma non e cosi.
Io senza di te non riesco a vivere, a sopportare il dolore, la sofferenza la malattia! Ma con te le cose cambiano vivrei di te e non soffrirei mai.
Tutto quello che hai dentro, in un modo o nell’altro, deve venir fuori.
La mente delle persone andrebbe capita e poi giudicata. I loro atteggiamenti andrebbero capiti e poi valutati. Molte cose sbagliate si nascondono dietro a persone che non hanno più fiducia negli altri e vivono dietro un’autodifesa che spesso appare come cattiveria.