Mario Bucci – Abitudine
Un verme, anche se travestito (di sua volontà) da bruco, resterà sempre semplicemente un verme…
Un verme, anche se travestito (di sua volontà) da bruco, resterà sempre semplicemente un verme…
Il pessimista è nient’altro che un ottimista pentito.
Tutti credono che le azioni siano portate dall’orgoglio, sempre dimenticandosi che spesso è solo dignità.
C’è un rituale antico che ci permette anche dopo tanto tempo, quando ci incontriamo, di sapere cosa dire e cosa fare come se un filo legasse tutti i nostri momenti insieme.
Spesso non ce ne rendiamo conto, ma siamo “malati di abitudine”. Chi è abitudinario accetta qualsiasi cosa, qualsiasi dolore. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, che ci sono indifferenti, si impara a portare le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, si è impotenti nel reagire. L’abitudine è il più spietato dei veleni, entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce poco a poco nutrendosi della nostra vita, e quando ce ne rendiamo conto è ormai troppo tardi, ogni nostro gesto è condizionato, continuiamo ad “amare”, per abitudine, una persona “estranea”.
Le aquile volano da sole i corvi migrano a stormo.
L’abitudine fa lo stile dello scrittore, così come fa il carattere dell’uomo.