Miguel de Cervantes y Saavedra – Cielo
Nessun limite eccetto il cielo.
Nessun limite eccetto il cielo.
E poi ci sono quelle persone che non abbiamo più al nostro fianco. Quelle che…
È lì, in quel preciso punto dove cielo e mare s’incontrano e si fondono in tutt’uno mistico, li ha inizio l’infinito dell’occhio umano, non c’è più orizzonte che tenga, ma solo la voglia immensa di guardare oltre la cosa immaginabile, più lontano dalla realtà, più in profondità nella nostra stessa anima.
Se vedi un cielo stellato ringrazia Dio per averlo creato.
Tornò a guardare il cielo stellato, con lo spicchio di luna crescente – la sua preferita – che inondava di luce soave il luogo in cui si era trovata. Fu allora che ricomparve la sensazione che l’Infinito e l’Eternità procedessero tenendosi per mano, e che bastasse contemplare uno di essi – magari l’Universo senza limiti – per notare la presenza dell’altro: il tempo che non finisce mai, che non passa, che permane nel presente, dove sono custoditi i segreti della vita.
I pianeti ruotano e procedono nel loro moto anche senza il nostro superfluo benestare.
Il cielo è un farso vedere, dove finisce l’aria incomincia l’infinito.