Ilaria Pasqualetti – Comportamento
Quante volte ho pensato “non ce la faccio” e quante volte mi sarei presa a schiaffi da sola solo per averlo pensato.
Quante volte ho pensato “non ce la faccio” e quante volte mi sarei presa a schiaffi da sola solo per averlo pensato.
Pubblicizziamo tanto la libertà senza renderci conto che siamo sempre meno liberi.
L’angoscia rivela alla coscienza la nostra libertà e testimonia la costante modificabilità del progetto iniziale. Nell’angoscia non ci limitiamo a renderci conto del fatto che i possibili da noi progettati sono costantemente rosi dalla nostra libertà in attuazione, ma comprendiamo inoltre la scelta, ossia noi stessi, come ingiustificabili; il che vuol dire che ci rendiamo conto che la scelta non trae origine da alcuna realtà anteriore, ed è anzi, tale da dover fungere da fondamento dell’insieme dei significati che costituiscono la realtà. In tal modo siamo costantemente impegnati nella scelta di noi stessi e costantemente consapevoli di poter bruscamente rovesciare la scelta ed invertire la rotta. Siamo pertanto sotto la costante minaccia della nullificazione della nostra scelta attuale, sotto la costante minaccia di divenire altri da ciò che siamo. Proprio per il fatto di essere assoluta, la nostra scelta è fragile.
L’umiltà rende le persone migliori, la presunzione le sminuisce.
Quello che fai è sempre giusto se non serve a soddisfare il tuo egoismo.
Perché in fondo cosa c’è di male a voler amare, è nella nostra natura come ridere o mangiare, cosa c’è di strano ad essere pronti a sognare, in attesa come i pulcini per il primo balzo e volare, perché tutto questo è la cosa più normale, è una cosa che non ha età come un istinto primordiale. Non si deve aver paura di utilizzare il nostro istinto, senza di esso l’uomo cessa di esistere e diviene un essere vuoto e finto!
Quelli che non hanno immaginazione nè un posto in questo regno del possibile, della felicità possibile, cospirano contro il sole, contro il mare, contro l’estate.