Ada Roggio – Morte
Sento un amaro in bocca, quanto un veleno.
Sento un amaro in bocca, quanto un veleno.
La più crudele eredità della morte è che spesso lascia gli altri prigionieri della vita.
Prima a volte ci addormentavamo con una canna adesso invece c’è chi spera di farlo, e per sempre, alla canna del gas.
Chi prende la spada, morirà di spada. Ma chi l’abbandona morirà sulla croce.
Da giovani possediamo un orizzonte come recinto, da anziani un recinto come orizzonte.
La morte è il mio mestiere, ci guadagno da vivere, ci costruisco la mia reputazione professionale. Io tratto la morte con la passione e la precisione di un becchino: serio e comprensivo quando sono in compagnia dei familiari in lacrime, ma freddo osservatore quando sono solo. Ho sempre pensato che il segreto nel trattare con la morte consistesse nel tenerla a debita distanza. Questa era la regola: non permetterle di avvicinarsi sino a sentirne il fiato sul collo.
Tutto in definitiva fallisce, perché moriamo, e questo è il nostro penultimo fallimento o il nostro successo più enigmatico.